Interviu cu Aisha Aïcha Gaddafi supranumită „Claudia Schiffer a Africii de Nord“ Aisha Gheddafi „la Claudia Schiffer del Nordafrica” Lunga vita a mio padre عائشة القذافي

Aisha Gheddafi Lunga vita a mio padre

Dalla stampa araba „la Claudia Schiffer del Nordafrica” per la sua avvenenza, Aisha è inconte stabilmente la più fotogenica della famiglia anche se, per altri versi, è la fotocopia del padre. Ha studiato Legge, fa l’avvocato, in giovinezza, come suo padre, è stata una sostenitrice degli indipendentisti cattolici irlandesi dell’Ira e tre anni fa ha fatto parte del collegio di difesa del dittatore iracheno, Saddam Hussein.

L’altra sua missione consiste nel battersi per i diritti delle donne in Libia ed è per questa ragione che – cosa assolutamente insolita ha accettato di essere intervistata in esclusiva nella sua lussuosa villa, protetta da altissimi muri, in una zona residenziale e periferica di Tripoli. A prima vista sembra di essere capitati in uno di quei canali televisivi che forniscono informazioni sulle celebrità. In giacca color pesca, pantaloni bianchi e
gioielli firmati, Aisha ci riceve in un vasto salone tappezzato con le foto di famiglia, seduta su un divano che tradisce i gusti stravaganti del padre. I tre figli piccoli, uno dei quali, Muammar, porta il nome del nonno, scorrazzano per la casa.

„La gente dimentica che oltre a essere un grande leader è anche mio padre”, dice sorridendo. „Siamo una famiglia molto unita e, anche se lui è molto impegnato, insisto perché ci si possa vedere tutti almeno una volta al giorno. I miei figli adorano andare nella sua tenda e apprezzano molto il latte di cammello”.

Dai primi accenni si capisce che la famiglia è un clan, ma la conversazione non affronta solamente i temi scontati delle piccole gioie
domestiche e dell’impegno di Aisha nel campo delle organizzazioni umanitarie. Il fratello più noto è stato a lungo Saif che si è distinto nell’aiutare il padre a migliorare le relazioni con l’Occidente, ma anche Aisha riveste un ruolo speciale nella storia turbolenta dei rapporti tra la Libia e l’Inghilterra.

Nel 1986, quando Margaret Thatcher consentì
a Ronald Reagan di servirsi degli aeroporti militari britannici per i raid su Tripoli, Aisha si trovava nella casa di famiglia che fu colpita da un missile. Nel bombardamento morì sua sorella adottiva, Hannah. Ricordiamo ancora le immagini trasmesse dalla tv della piccola Aisha allora aveva 9 anni che agita il pugno furiosa contro il mondo intero.

„FU UNA NOTTE terribile”, ricorda. „Mi svegliai per il fragore delle bombe e gli urli delle mie sorelle; c’erano schizzi di sangue dappertutto. Ma crescendo capii che
non erano stati ne’ gli americani né gli inglesi, ma i loro uomini politici”.
Quindi ha perdonato Reagan e Margaret ‘Thatcher? Così come ai cittadini britannici è stato chiesto di perdonare i libici perle vittime dell’attentato di Lockerbie e per l’assassinio della poliziotta Yvonne Fletcher dinanzi all’ambasciata della Libia?
„Cosa volete che dica? Marga¬ret Thatcher ha rovinato la mia infanzia e non la perdonerò mai. Mai. Quanto a Reagan, ha subito la punizione di Allah: è impazzito e si è ammalato di Alzheimer”.
Sono commenti come questi che la fanno ritenere un pochino più dura di Saif, che talvolta non ha lesinato le critiche al regime del padre e che, secondo i più, ha contribuito a convincere Gheddafi a far uscire la Libia dal suo isolamento. Altrettanto sprezzante appare quando si parla dell’attentatore di Lockerbie, Abdelbaset alMegrahi, la cui liberazione l’anno passato per motivi di salute ha scatenato furiose polemiche.

A differenza della malattia di Reagan, dice Aisha, il cancro di Megrahi non si deve all’intervento divino ma c’è del miracoloso nel fatto che è tuttora vivo.
„L’abbiamo sempre considerato un detenuto, non un prigioniero in quanto non ci sono prove della sua colpevolezza”, dice Aisha, aggiungendo che dovrebbe essere risarcito per essere stato incarcerato ingiustamente. „È terribile che ci siano uomini poli
tici capaci di chiedere come mai è ancora vivo. Hanno dimenticato che si muore solo quando Dio ha deciso che è giunta la tua ora?”.
Ma c’è in Aisha anche un lato più mite.
Laureata in Legge e specializzata in Psicologia criminale, è attiva in molte istituzioni umanitarie libiche che promuovono i diritti delle donne e si occupano, in particolare della violenza contro le donne e del delitto d’onore. I gruppi umanitari occidentali riconoscono che a volte il suo intervento è stato decisivo per risolvere alcuni casi anche se non possono non sottolineare che sotto il profilo dei diritti umani la Libia vive ancora nel Medioevo.

Non di meno l’anno passato è stata nominata Ambasciatrice di buona volontà delle Nazioni Unite per il ruolo svolto a difesa delle donne, nella lotta alla povertà e contro l’Aids. Ma su chi è degno di questa „buona volontà” ha idee tutte sue. Nel 2000 in occasione di un viaggio a Londra nel qua¬dro dell’offensiva diplomatica di Blair nei confronti della Libia, mandò su tutte le furie i diplomatici britannici difendendo pubblicamente l’Ira. E nel 2004, un anno dopo che Tony Blair era finalmente riuscito a convincere Gheddafi ad abbandonare il programma per la costruzione di armi di distruzione di massa, accettò di far parte del collegio di difesa del deposto leader iracheno Saddam Hussein che lei definisce „un presidente eletto dal popolo e impiccato ingiustamente”.
„Mi sento obbligata a difendere chiunque venga ingiustamente accusato”, dice. „Inoltre non va dimenticato che Saddam era uno dei leader più in vista del Medio Oriente e per questo è stato incriminato e condannato”.

Ma non è stato anche processato per aver fatto uccidere quasi 300.000 iracheni? E che mi dice degli iracheni che lo volevano morto? „È normale che ci sia chi si schiera dalla tua parte e chi si schiera contro”, risponde in tono pacato.
E l’Ira che nel corso degli anni ’80 ha ricevuto dalla Libi a centinaia di tonnellate di armi ed esplosivi, al pari di altre organizzazioni che, secondo Gheddafi, erano „movimenti per la libertà”? Le vittime degli attentati dell’Ira non dovrebbero essere risarcite come i familiari delle vittime di Lockerbie? „La Libia non è un bancomat dove chiunque può prelevare denaro”, dice irritata scuotendo la testa.

Aisha impreuna cu Muammar Gaddafi

SUL PASSATO della Libia le sue risposte sono di una chiarezza assoluta. Sul futuro del Paese tutto diventa più vago. Da 41 anni il Paese è retto da suo padre in equilibrio tra il capitalismo e il comunismo. Invece della democrazia parlamentare che concentra il potere nelle mani di po¬chi rappresentanti eletti, in Libia le decisioni vengono prese dai „congressi del popolo”. Ma non si parla mai di una alternativa di governo.
Quando chiedo ad Aisha se la Libia potrebbe diventare una democrazia di tipo occidentale, la figlia di Gheddafi mi risponde con una domanda: „Di quale democrazia occidentale parla? Parla di quei Paesi che dovrebbero essere democratici ma che hanno prigioni segrete come Guantanamo? Il nostro sistema è diverso.
Abbiamo i congressi del popolo, grazie ai quali tutti partecipano alla gestione del potere” .
Ma ha notato qualche cambiamento in suo padre? L’Occidente lo considera uno dei grandi camaleonti della storia, passato nel corso di appena un decennio da campione dell’antiimperialismo ad alleato dell’Occidente nella guerra al terrorismo internazionale. Per Aisha suo padre resta „una grande scuola” an¬che per i nipoti. „È sempre lui”, ribadisce. „Continua a credere nei suoi principi, a battersi per le stesse cause e a difendere i poveri e i deboli”.
E tuttavia avendo il Colonnello compiuto 68 anni, la questione della sua successione non può essere ignorata. Malgrado i problemi sociali della Libia, pochi prevedono una sollevazione popolare. Le ricchezze petrolifere garanti-scono un livello di vita dignitoso a tutti mentre non si ha notizia di fermento tra gli studenti. Il potere dovrebbe rimanere nell’ambito della at
tuale élite. Saif è tutt’altro che certo di essere il favorito alla successione. Gli si riconoscono capacità diplomatiche, ma non ha una formazione militare, cosa questa ritenuta di vitale importanza per mantenere saldamente il controllo delle potentissime forze di sicurezza della Libia. Di recente si è fatta strada la candidatura di suo fratello Mutassim, ex colonnello dell’esercito è attualmente consigliere per la sicurezza nazionale.

È POCO PROBABILE che il volto di Aisha, sicuramente la più bella di tutti, sostituisca quello del padre sulle migliaia di manifesti che tappezzano Tripoli. Ma la cosa non sem¬bra dispiacerle. „L’importanza di essere modesti” l’ha imparata dal padre ed è questo secondo Aisha il consiglio più prezioso da lui ricevuto. Eppure per una Libia che sta tentando di convincere il mondo di aver cambiato pel¬le, la scelta di Aisha come leader potrebbe essere la miglio¬re

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